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Mauro Rossetti
Evoluzione di alcuni concetti psicoanalitici da Freud a M.Klein e Bion.

MKlein e Bion furono due psicoanalisti che applicando il Metodo di Freud e descrivendo ciò che osservavano nella clinica fecero delle scoperte che rivoluzionarono il nostro modo di comprendere la mente. Anche se MKlein non era una teorica e non le importava sviluppare una Teoria della Mente (Melt.‘Lo Sviluppo kleiniano-Bion’p.58) come invece fece Bion.
I cambiamenti che realizzarono questi due psicoanalisti furono tanti. Iniziamo con il materiale di ‘Precisazioni sui due principi dell’accadere psichico’(1911) di Freud, testo che Bion utilizza spesso come punto di partenza per i suoi sviluppi:
1) Processo primario: impressioni dell’esperienza emotiva.
2) Processo secondario: i pensieri onirici.
Questi due concetti, fondamentali per gli sviluppi di Freud degli anni successivi, vengono inglobati da MKlein con il concetto di Fantasia Inconscia (S.Isaac): ‘espressione mentale dell’istinto’. E’ una operazione simile a quando nella sua esperienza clinica con i bambini, MKlein si convince dell’esistenza di una aggressività innata, accetta volentieri i concetti di ‘Al di là del Principio del piacere’ di Freud (1920), gli istinti di vita e istinti di morte,ma senza fare riferimento a processi biologici, quanto all’amore e odio nelle relazioni di oggetto, trasformandoli in fenomeni mentali e spostandoli nel campo delle emozioni. Inoltre, descrive la fantasia inconscia come una attività mentale costantemente presente nel dormire e nella veglia (che poi Bion completerà con ‘lavoro del sogno alfa’), MKlein pone così il problema del sogno non solo come guardiano del sonno ma come espressione della vita interna e delle sue vicissitudini (A.Corti, riv.psa.1982,p.21).
Bion, successivamente, incorpora entrambi gli sviluppi di Freud e Mklein, con la descrizione della Barriera di Contatto, composta da elementi alfa che separano i contenuti consci da quelli inconsci, e con la sua teoria delle emozioni.

Quando descriviamo i ‘concetti vuoti’ di Bion –funzione alfa, elementi Beta, le funzioni L,H,K- che combina tra loro per costruire la sua Teoria della Mente e che dovrà riempire con la esperienza clinica, Meltzer ci fa osservare che questo procedimento era già stato utilizzato da Freud. Per es. in ‘Al di là del ppio.del piacere’ espone i concetti vuoti di istinto di vita e ist.di morte. Anche lo fa MKlein in ‘Note su alcuni mecc.sch.” con la scissione e l’ Identificazione proiettiva.
Francesco Conrotto aggiunge che Bion costruisce un apparato ipotetico per generare pensieri, rappresentanti di esperienze emotive, che ha la stessa consistenza e dignità dell’apparato psichico pensato da Freud nell’ ‘Int.dei S.’.
(M.45) Oggetto parziale: Bion introduce una estensione del concetto di oggetto parziale da come lo concepivano Freud e Abraham. Dice il dizionario di L.et Pontalis che come ogetto parziale si intendono principalmente parti del corpo, reali o fantasmatiche (seno, pene, feci), e i loro equivalenti simbolici, dove sono dirette le pulsioni parziali (che sono le pulsioni, per es.orali, anali, etc., prima di riunirsi in una pulsione libidica genitale).
Successivamente Mklein utilizza il concetto di oggetto parziale in modo concreto ricercando il contenuto della fant.Inc., intendendolo però con caratteristiche più simili a quelle di una persona: persecutorio, rassicurante, etc.
Per Bion invece (‘Analisi degli schizofrenici e metodo psicoanalitico’(1967) p.155) la relazione dell’oggetto parziale non ha a che fare con le struttrure anatomiche in sè stesse, quanto con la ‘funzione’ che esse hanno “non con l’anatomia ma con la fisiologia, non con il seno ma con il dare nutrimento, veleno, amore, odio”. Con questo modo di affrontare le cose salta l’idea della fant.Inc. prevalentemente visiva tratta dal modello del sogno. Bion introduce un nuovo concetto: il ‘legame’. Ed è allora che diventa importante “la relazione che il paziente ha con una funzione, piuttosto che l’oggetto che promuove la funzione”(156-7). Quello che ci interessa non è tanto il seno o il pene quanto il legame che possono stabilire gli oggetti.

Edipo e apprendimento: anche il concetto freudiano di Edipo viene esteso da Bion. Bion mette più in evidenza il ruolo della sfinge nel mito di Edipo, dicendo che oltre l’incesto ci sia l’importanza della ‘hubris’: la presunzione di voler conoscere la verità a ogni costo, che porterà Edipo, con la sua superbia e arroganza, alla rovina.
Con questo concetto si riesce a spiegare meglio la scoperta di Mklein dell’ “istinto epistemofilico”, la curiosità infantile come motore di crescita. Con Bion questa curiosità non è esclusivamente rivolta all’interno del corpo della madre sotto la spinta del sadismo, come sosteneva MKlein, ma invece è spinta dalla sete di conoscenza, ‘cibo della mente’. E’ così che nell’apprendimento emerge la necessità di conoscere il ‘perchè’ e non solo ‘che cosa’ succede.
In sintesi: se la fantasia Inc. non ha tanto a che vedere con l’oggetto parziale in sè (‘che cosa’ c’è) quanto alla relazione che sottende l’oggetto parziale, la curiosità sarà verso il come e il perchè si sta producendo un evento. Sarà questo fenomeno che produrrà l’apprendimento, tratto indispensabile per la sopravvivenza della mente. Non è tanto la scoperta del pene di papà nella vagina della madre in una modalità sadica intrusiva, per esempio, ma l’evidenza del legame pene vagina nel conflitto edipico genitale: questo sarà il suo luogo mentale, il significato e l’apprendimento.
(47) Secondo Meltzer quando si appoggia sul modello rapporto neonato-seno, “legame tra impressioni sensoriali e conoscenza”, Bion elude il problema della rappresentazione del legame affidandogli invece una funzione: l’apprendimento, appunto, che tramite i mezzi di comunicazione tra madre e bambino lo lega al processo evolutivo.
Bion tramite i concetti di introiezione di Freud e di Ident.proiettiva di MKlein, può approfondire i processi che portano all’apprendimento. Il concetto di Id.proiett. permette a Bion di indagare meglio sulle emozioni –amore e odio-, dato che con la introiezione come la vedeva Freud si risolveva nella ‘rappresentazione’; senza cadere peraltro nella semplificazione quantitativa quando MKlein parla di “eccesso” nell’uso della ident.proiettiva.
Cos’è l’ “odio per le emozioni” o l’ “odio per la vita” che porta al fallimento dell’ apprendimento e dello sviluppo mentale?
Certo, ci sono fattori predisponenti, come quando Bion dice che di fronte alla frustrazione si sceglierà se affrontare la realtà per modificarla o eluderla e rifugiarsi nell’onnipotenza e onniscienza (che collegherà con la Parte Psicotica della Personalità). L’onniscenza è il “sostituto da apprendere dall’esperienza” (M.50) e perdendo il contatto con il principio di realtà si perde la capacità di discriminare tra vero e falso (v. in ‘Cogitations’ la discussione sul ‘senso comune’).
Infine Bion con l’idea di ‘legame’ e attraverso il concetto di ‘rèverie’, potrà parlare più concretamente delle influenze ambientali, proponendoci uno strumento per considerare in modo articolato questa interazione, il rapporto con il mondo esterno, problema così delicato e controverso nell’ambiente psicoanalitico.
A questo punto anche il rapporto neonato-seno è oggetto di una diversa comprensione. Il neonato non si rivolge alla madre solo spinto dalla paura di morire, bensì come primaria indispensabile operazione per la crescita del pensiero. Con la introiezione, attraverso il seno, della ‘misteriosa funzione alfa’ (M.49) il neonato potrà permettere lo sviluppo di un ‘apparato per pensare i pensieri’.
Per realizzare questo passo Bion ha ristretto la coscienza alla prima formulazione freudiana dell’ “Int.dei Sogni”, ‘organo sensoriale per la percezione delle qualità psichiche’, lasciando da parte la descrizione fenomenologica posteriore di Freud. La coscienza è rivolta verso l’interno; non si rivolge all’esterno ma verso gli stimoli degli organi di percezione, verso gli stimoli interni che provengono dal rapporto con la madre, e per suo tramite gli stimoli del mondo esterno in generale.

Il concetto di difesa (M.143 in poi): Per Freud l’energia psichica che proviene dall’Es viene tradotta dall’ Io in azioni verso il mondo per ridurre nel possibile la tensione affinchè questa possa essere soppotabile. Ma a questa lotta dell’Io contro il conflitto tra l’istinto di vita e l’istinto di morte (perchè questa energia psichica che proviene dall’Es può essere tanto creativa cuanto distruttiva) si aggiunge la necessità di dover tener conto della realtà e delle esigenze del Superio: l’ Io ‘servo di tre padroni’. Di fronte a questo intreccio di esigenze l’Io deve utilizzare numerose tecniche di sopravvivenza: cerca di modificare la realtà esterna, ritarda la azione per dar luogo al pensiero, fa uso dell’allucinazione per soddisfare il desiderio e utilizza i meccanismi di difesa. I meccanismi di difesa realizzano una operazione simile a quella del lavoro onirico: attraverso la censura e ulteriori trasformazioni (condensazione e spostamento) rende più accettabili, pertanto manifesti, i contenuti latenti provenienti dall’ Es.
La terapia, in questo caso, consistirà in una ricostruzione dei disturbi del paziente per rendere coscienti i conflitti e i meccanismi messi in atto per la difesa, affinchè si rimuovano gli osacoli che non permettono un flusso continuo delle energie bloccate. Operazione svolta per trovare il punto dove un naturale svolgimento della libido ha subito una interruzione e capirne il perchè: spiegare. Sistema evolutivo e causale. (meccanismi di difesa: rimozione, proiezione, introiezione, diniego, negazione, isolamento dagli affetti, scissione dell’Io).

Per Melanie Klein, che in principio non rinnega l’impianto freudiano, il modello delle difese finisce per essere descrittivo di un mondo fantastico all’interno della mente che va generando significato: nella realtà interna si intrecciano ed evolvono rapporti, pieni di emozionalità, che generano significati interni e al contatto con il mondo, alle esperienze e alla loro emotività, darà anche ad esso un significato.
Freud aveva aperto la strada a questa idea quando, usando il modello del sogno, spiegava la soddisfazione allucinatoria del desiderio. Per MKlein sarà la traccia da percorrere (a partire della tecnica del gioco con i bambini) per comprendere la trasformazione della fantasia inconscia in materiale costitutivo del teatro del mondo interno.
Per Mklein, se il processo evolutivo subisce dei disturbi, a partire dalle primissime esperienze con la madre, questi disturbi verranno attualizzati nel transfert in una esperienza con l’analista ‘evolutivo-correttiva’ (M.146). A questo punto i meccanismi di difesa non rispondono più a un modello meccanico o neurofisiologico, ma alle fantasie inconscie basate sull’onnipotenza. Essi corrispondono alla descrizione di meccanismi schizoidi (scissione e identificazione proiettiva), ossessivi (controllo onnipotente e separazione degli oggetti) e maniacali (diniego della relatà psichica).
Non sono solo meccanismi singoli, ma un mondo di rapporti emotivi con significati e valori e in continuo sviluppo.

Bion riprende le impostazioni di Freud e di MKlein per formulare un risultato più complesso, consono al suo sviluppo della teorizzazione di un apparato per pensare i pensieri. Per Bion i meccanismi di difesa sono le diverse bugie prodotte da un apparato mentale che non riesce digerire tutti gli stimoli che gli provengono dalla sua esperienza interna ed esterna. Stiamo parlando naturalmente di quelle esperienze che non potendosi trasformare in elementi alfa restano come elementi beta o elementi della mente, che dovuto alla inversione della funzione alfa, si ritrasformano in elementi beta o perchè si è messo in atto un apparato negativo che non permette l’approccio alla verità scegliendo l’onnipotenza e l’onniscienza (dove le bugie possono servire a costruire un mondo irreale, l’allucinosi e un sistema delirante). A questo punto i meccanismi di difesa non sono solo una difesa contro l’angoscia, ma una risorsa contro i disturbi del pensiero e la tentazione di vivere in un mondo di anti-pensiero (-H,-L,-K) (149).
La terapia si basa così sulla condivisione con il paziente di questo mondo costruito sulle bugie, così come il fenomeno della rèverie descritto nel rapporto della madre con il bambino. Il terapeuta dovrà avere la capacità di sopportare l’angoscia catastrofica del paziente una volta che questo debba lasciare il suo mondo di bugie e di delirio per affrontare il mondo reale, interno ed esterno.
La clinica di Bion si basa sullo stato delle cose, della mente, in quel momento di incontro tra terapeuta e paziente. La storia personale non è che una struttura attuale presente nella latenza e nella struttura della personalità del paziente. Questa struttura si articolerà in un modo particolare con il terapeuta, ma sarà sempre questa struttura che si attualizza nel rapporto e che ci permette di descrivere un determinato vissuto del mondo, un determinato modo di relazionarsi e un determinato modo di mentire o di affrontare la verità, interna ed esterna.
Per noi, nello studio, il nostro ‘O’ è il paziente, la sua mente. Questa idea di ‘O’ ci permette di capire che questa mente, ‘realtà ultima’ della seduta, è irraggiungibile. Non possiamo pretendere altro che aiutarla a ‘divenire’ per ‘metterci all’unisono’ con essa, conoscere le sue trasformazioni e le sue emanazioni come fenomeni percepibili.
Sadismo, infelicità o lutto, per esempio, si possono solo percepire attraverso le loro emanazioni percettibili, ma non in sè stessi. Bion riprendendo l’esperienza dei mistici, quelli che sono arrivati più vicini ‘alla cosa in sè’, spiega che non si tratta alla fine di un processo interno da parte dell’analista di una esperienza sensoriale, come processo finale, ma di una ‘esperienza psichica’ (esperienza a sua volta irraggiungibile). Così prende validità piena il consiglio tecnico di Bion del ‘senza memoria e desiderio’.

2 febbraio 2004.