Seminario W. BionRita Simonitto
Varie sono le attribuzioni di "O", alcune di esse riprendono concettualizzazioni filosofiche (la forma platonica, il noumeno kantiano), altre sono di matrice letteraria come l’<informe infinito> di Milton. "O" sarebbe anche la <causa prima >, il fatto originario che sta alla base delle trasformazioni. O ancora il pensiero-senza-pensatore che si muove per essere pensato, perchè ad esso venga data forma anche se questa forma sarà comunque una approssimazione di "O" ma non "O" (Bion: <<"O" può essere divenuto ma non può essere conosciuto>> in Attenzione e interpretazione p. 39). "O" è anche la realtà-ultima, la realtà psichica che il soggetto ignora e che riguarda ciò che l’individuo già è e ad un tempo ha da essere. Poiché "O" non è oggetto sensibile, per essere in "O" con il paziente è necessario opacizzare memoria e desiderio che con la loro base sensoriale interferiscono con l’essere all’unisono, con l’incontrare il vissuto dell’analizzante al livello del vissuto medesimo, dove appunto non ci sono pensieri, parole, ma si dà solo l’essere e l’esperire. Ed è al livello dell’essere che avvengono le trasformazioni in "O", che sono connesse pertanto con il mutamento e la crescita.
Bion ipotizza la costruzione del pensiero attraverso una funzione (alfa) che trasforma i dati grezzi delle impressioni sensoriali ed emotive (elementi beta, protopensieri, cose-in-sé) creando degli elementi alfa a cui dà un significato. Anche Freud, aveva cercato di costruire una teoria descrittiva riguardante il significato ma in linea con i suoi tempi (la ragione era legata al linguaggio e il pensiero era sinonimo di logica) riteneva che il pensiero iniziasse solo a livello preconscio, cioè dove le <rappresentazioni di cosa> erano sostituite dalle <rappresentazioni di parola>. Inoltre l’attività del pensare fu vista all’origine come un procedimento destinato a liberare lo psichismo dagli eccessi di stimoli che lo soverchiavano senza ricorrere alla scarica motoria. Per Bion il pensare comporta invece la trasformazione di una esperienza sensoriale ed emotiva primitiva (protopensieri) in elementi che possono essere utilizzati in nuovi processi di trasformazione. Questo processo di conversione corpo/mente viene chiamato con il nome di funzione alfa. La funzione alfa crea elementi alfa (trasformazione in immagini visive, o in immagini corrispondenti a modelli uditivi, olfattivi, ecc.) che sono adatti alla formazione dei pensieri onirici, del pensare inconscio della veglia, ecc.). Gli elementi alfa a loro volta contribuiranno a formare l’apparato per pensare. Come elementi della funzione alfa, Bion postulò: a) una preesistente preconcezione (forse innata) che deve incontrare b) una "realizzazione" che si adatti alla preconcezione e dalla loro unione nasce c) una concezione mentalmente utilizzabile per ulteriori attività di pensiero. Questo secondo un ventaglio genetico-evolutivo. Però il pensiero propriamente detto è quello che nasce da una realizzazione negativa, ovvero quando alla preconcezione si combina una frustrazione. Decisiva a questo punto è la tolleranza o l’intolleranza alla frustrazione. Se l’intolleranza è grande la tendenza sarà quella di evaderla evacuando gli elementi beta, protopensieri che sono oggetti cattivi, di cui si ha bisogno e di cui dato che sono cattivi, bisogna liberarsi. Mentre la capacità di tollerare la frustrazione permette quella distanza che favorisce i processi di rappresentazione della cosa-in-sé. E a questo punto la non-cosa, trasformandosi in pensiero di qualche cosa di assente, perde il carattere persecutorio di oggetto presente-frustrante. Così il pensiero si eleva a simbolo, sta per, ma non è la cosa.
Due sono i meccanismi principali che partecipano alla formazione dell’apparato per pensare i pensieri. Il primo è rappresentato dalla relazione dinamica tra qualche cosa che si proietta, un contenuto, e un oggetto che lo contiene, contenitore. E il secondo è rappresentato dalla relazione dinamica fra le posizioni schizoparanoide e depressiva. L’apparato per pensare i pensieri è costitutivamente secondario al pensiero.
Il meccanismo dell’identificazione proiettiva era visto dalla Klein come uno dei meccanismi (accanto a quelli di scissione, negazione, onnipotenza e idealizzazione) che caratterizzava la posizione schizoparanoide e che veniva utilizzato dal bambino per difendersi dall’ansia provocata dall’impatto con la realtà esterna e dal suo istinto di morte. Il concetto di identificazione proiettiva viene invece visto da Bion anche come un modello comunicativo che permette al neonato di proiettare nell’oggetto esterno (la madre) i propri sentimenti cattivi affinché vengano trasformati prima di essere reintroiettati. La relazione tra l’identificazione proiettiva del neonato e la reverie materna viene pertanto formalizzata in termini di contenuto e contenitore. Se il contenitore è disponibile alla ricezione dei contenuti si stabilisce una relazione <conviviale> da cui il bambino trae beneficio perché può interiorizzare il rapporto contenitore-contenuto e renderlo parte integrante della sua incipiente funzione alfa. Bion iniziò a studiare le vicissitudini della relazione di contenimento descrivendo la qualità del legame esistente tra la mente che offre contenimento e i contenuti che in essa vengono introdotti. Questi legami hanno tre potenzialità, L, H e K che rispetto ai contenuti rappresentano amore, odio e desiderio di conoscere.
Ne "L’Interpretazione dei Sogni" Freud aveva precisato che << nella formazione del sogno il lavoro psichico si scompone in due operazioni: produzione dei pensieri del sogno, e loro trasformazione in contenuto del sogno>> e aveva ritenuto essenziale la seconda operazione, quella che caratterizza peculiarmente il lavoro onirico, mentre Bion è interessato alla prima, al lavoro psichico di <<produzione dei pensieri del sogno>>, che propriamente è ciò che chiama il Lavoro-del-sogno-alfa. Il Lavoro-del-sogno-alfa, che agisce sulle impressioni sensoriali e le emozioni, è composto di due fasi assimilative: la prima, analitica, opera una scomposizione dei dati sensoriali in particelle semplici, irriducibili, gli elementi alfa, cioè singole immagini visive, ideogrammi, che costituiscono inizialmente una intera massa di oggetti discreti senza coerenza e coesione; la seconda fase, sintetica, attua un ordinamento di questo insieme di elementi sparsi, tramite la selezione di un singolo elemento dotato di capacità aggregative e assegna un nome a questo insieme ordinato. Queste due fasi corrispondono all’azione combinata e al passaggio dalla posizione schizoparanoide a quella depressiva. Bion poi riconobbe, prima implicitamente e poi apertamente la filiazione del concetto di ideogramma dalla freudiana rappresentazione di cosa citando il seguente passo tratto dalle Precisazioni sui due principi dell’accadere psichico: "Il pensiero in origine era probabilmente inconscio, in quanto si elevava al di sopra della mera attività rappresentativa a si rivolgeva alle impressioni provenienti dagli oggetti, né acquistò ulteriori qualità percettibili alla coscienza, finchè non si collegò ai residui di rappresentazioni verbali." (p.456)
Il passaggio dalla posizione schizoparanoide a quella depressiva (e viceversa) è uno dei fattori che contribuiscono a determinare quella funzione della personalità che è il pensiero, poiché l’oscillazione PS<->D (unitamente alla relazione "contenitore-contenuto") va a costituire l’apparato per pensare. Il modello PS<->D è caratterizzato da reversibilità: il passaggio dalla frammentazione alla sintesi non avviene solo nella direzione della sintesi (D) tramite un fatto scelto, ma anche nella direzione opposta (PS), della dispersione. Nell’oscillazione PS <->D è implicita la presenza di emozioni. In PS prevale un senso di frustrazione e persecuzione causati dalla mancanza di un quadro ben definito, prevale l’angoscia per la mancanza di chiarezza, c’è una sensazione di dubbio e di confusione. Il passaggio in D comporta l’illuminazione, il senso di scoperta, il sollievo dello stato di tensione quando è stato individuato il fatto prescelto, fattore ordinatore che dà coerenza agli elementi prima sparsi. Nel movimento PS<->D è implicato un profondo cambiamento affettivo: una maggiore tolleranza al dubbio e alla frustrazione e la riduzione dell’onnipotenza. Il legame emotivo K, che si riferisce ad una aspettativa non ancora realizzata di sapere qualche cosa, è coinvolto in questo movimento. Disorganizzazione e organizzazione (anzi, il passaggio dall’una all’altra) sembrano essere dunque la vera polarità della psiche bioniana, più che la coppia freudiana conscio-inconscio o quella kleiniana mondo interno-mondo esterno.
Il concetto freudiano di affetto è legato a quello di pulsione per cui l’affetto è un quantum dell’energia pulsionale. Gli affetti e le emozioni corrispondono a processi di scarica le cui manifestazioni ultime sono percepite come sensazioni (interiori). (Freud, 1915) M. Klein, a differenza di Freud, non concepisce gli istinti di vita e di morte come concetti teorici di comportamento dell’organismo biologico ma li concepisce in riferimento all’odio e all’amore che sono fenomeni mentali: il suo interesse si sposta quindi al campo delle emozioni. Tuttavia M. Klein non si occupa del come avviene l’evoluzione del pensiero ad opera delle emozioni ma si ferma a trattarle solo dal punto di vista del loro valore: piacere e sofferenza. Bion invece mette l’emozione al centro della genesi del pensiero. In questo modo il pensare non attiene ad un processo solo conoscitivo/teorico ma è conoscitivo ed emotivo al tempo stesso. L’emozione rimanda al movimento, al mutamento, al contatto, alla relazionalità, e soprattutto al legame. I legami che possono avvenire tra un contenuto che va alla ricerca di un contenitore sono emozioni: emozioni di L (amore), H (odio), K (conoscenza) oppure –L, -H, -K. L’emozione è perciò il primo collegamento tra 1) gli elementi sensoriali delle esperienze che si danno a noi in modo disorganizzato e 2) la possibilità che questi elementi possano venire organizzati <<esteticamente>> (Meltzer), cioè in forma significante. Le emozioni dunque contengono il significato delle relazioni stesse.
L’articolo del 1966, Cambiamento catastrofico, parla del passaggio dalla trasformazione come inerente al processo di conoscenza (trasformazioni in K), alla trasformazione come processo relativo alla realtà stessa (trasformazioni in O). Le considerazioni sulla psicosi e sul rapporto tra l’individuo eccezionale ed il gruppo di appartenenza, sono occasione per la formulazione del concetto di catastrofe. In ambo i casi si dà qualche cosa (contenuto) che urge con una forza potenzialmente distruttiva e che il soggetto – individuo o gruppo – non riesce a <contenere> per mezzo di una espressione adeguata. Il cambiamento catastrofico si pone al bivio tra una conformazione decisamente innovativa e la disgregazione <senza sapere con certezza se si sta crollando verso il basso o se si sta crollando verso l’alto> (Bion, Seminari brasiliani). La nozione di catastrofe potrebbe valere nei due sensi: il primo, come dissoluzione psicotica, come gruppo che ostacola la crescita del soggetto; il secondo come ristrutturazione che dà luogo ad un riassetto globale, avvicinando maggiormente alla verità. Questo avvicinamento alla verità, il trasformarsi in O, comporta comunque che il soggetto abbia da perdersi come soggetto e passare per l’indicibile, per la catastrofe. Il cambiamento catastrofico come punto di partenza di un’evoluzione, di crescita e di cambiamento si produce quando c’è una congiunzione costante di elementi e fatti osservabili tra un contenuto e un contenitore, che si articolano attorno a tre punti: la violenza, l’invarianza e la sovversione del sistema. La relazione contenitore contenuto è rilevante perché rappresenta la fondamentale modalità di rapporto del soggetto con la propria verità. Il rapporto tra pensiero non pensato (O) e pensatore in K può essere di tre tipi, commensale, simbiotico e parassitario. Nel rapporto simbiotico <il pensiero prolifera ed il pensatore si sviluppa>, perché tra i due c’è una relazione di corrispondenza e di reciproco influenzamento (O<->K). Nel rapporto parassitario non c’è crescita né del pensiero né del pensatore perché tra i due è frapposta la menzogna (da O a K perché la menzogna impedisce il ritorno da K a O). Nel rapporto conviviale pensiero e pensatore coesistono indipendentemente (O e K sono indipendenti, quando c’è O non c’è K e viceversa).
Bion aveva notato che quando in un gruppo era presente un assunto di base gli altri due erano assenti. Per dare ragione della latenza dei due assunti di base inattivi, Bion introduce la nozione di sistema "protomentale"; con questa nozione fa riferimento ad una matrice in cui il fisico e lo psicologico sono indifferenziati. Da questa matrice emergono gli stati emotivi distinti che, diversamente associati, corrispondono poi ai tre assunti di base (di Dipendenza, di Attacco e Fuga e di Accoppiamento). Ritroviamo la stessa "matrice" quando Bion successivamente parla degli elementi beta che vengono definiti appunto come la <<primissima matrice dalla quale si può supporre che sorgano i pensieri. Essa partecipa nella qualità di oggetto inanimato e di oggetto psichico, senza alcuna forma di distinzione tra i due. I pensieri sono cose, le cose sono pensieri>> (Bion, Elementi della psicoanalisi). Inoltre, le osservazioni sul funzionamento del gruppo in assunto di base permettono di fare delle analogie sul funzionamento mentale dei pazienti psicotici. In ambedue il linguaggio, non passando attraverso una forma di pensiero, non ha una funzione di comunicazione bensì è utilizzato come una forma di azione, di scarica. E per ambedue la nozione del tempo è estranea come è estranea la tolleranza alla frustrazione. Anche il concetto di "cambiamento catastrofico" Bion lo elabora a partire dal rapporto tra l’individuo eccezionale ed il gruppo di appartenenza: come una idea nuova possa produrre un cambiamento nella struttura del gruppo.
Giuliana Mozzon Seminario su W. Bion
Alcune attribuzioni di "O", riprendono concettualizzazioni filosofiche (la forma platonica, il noumeno kantiano), altre sono di matrice letteraria come l’ "informe infinito" di Milton. "O" sarebbe anche la "causa prima", il fatto originario che sta alla base delle trasformazioni. "O" è anche la realtà-ultima, la realtà psichica che il soggetto ignora e che riguarda ciò che l’individuo già è e ad un tempo ha da essere. Ed è al livello dell’essere che avvengono le trasformazioni in "O", che sono connesse pertanto con il mutamento e la crescita.
Bion ipotizza la costruzione del pensiero attraverso una funzione (alfa) che trasforma i dati grezzi delle impressioni sensoriali ed emotive (elementi beta, protopensieri, cose-in-sé) creando degli elementi alfa a cui dà un significato. Per Bion il pensare comporta la trasformazione di una esperienza sensoriale ed emotiva primitiva (protopensieri) in elementi che possono essere utilizzati in nuovi processi di trasformazione. Questo processo di conversione corpo/mente viene chiamato con il nome di funzione alfa. La funzione alta crea elementi alfa (trasformazione in immagini visive, o in immagini corrispondenti a modelli uditivi, olfattivi, ecc.) che sono adatti alla formazione dei pensieri onirici, del pensare inconscio della veglia, ecc. Gli elementi alfa a loro volta contribuiranno a formare l’apparato per pensare. Il pensiero propriamente detto è quello che nasce da una realizzazione negativa, ovvero quando alla preconcezione si combina una frustrazione. Decisiva a questo punto è la tolleranza o l’intolleranza alla frustrazione. La capacità di tollerare la frustrazione permette infatti quella distanza che favorisce i processi di rappresentazione della cosa-in-sé.
Sono due i meccanismi principali che partecipano alla formazione dell’apparato per pensare i pensieri: il primo è rappresentato dalla relazione dinamica tra qualche cosa che si proietta, un contenuto, e un oggetto che lo contiene, contenitore; il secondo dalla relazione dinamica fra le posizioni schizoparanoide e depressiva. L’apparato per pensare i pensieri è anteriore al pensiero.
Il meccanismo dell’identificazione proiettiva era visto dalla Klein come uno dei meccanismi (accanto a quelli di scissione, negazione, onnipotenza e idealizzazione) che caratterizzava la posizione schizoparanoide. Il concetto di identificazione proiettiva viene invece visto da Bion anche come un modello di comunicazione che permette al neonato di proiettare nell’oggetto esterno (la madre) i propri sentimenti cattivi affinché vengano trasformati prima di essere reintroiettati. La relazione tra l’identificazione proiettiva del neonato e la reverie materna viene pertanto formalizzata in termini di contenuto e contenitore. Bion iniziò a studiare le vicissitudini della relazione di contenimento descrivendo la qualità del legame esistente tra la mente che offre contenimento e i contenuti che in essa vengono introdotti.
Su due testi principalmente che sono: "Precisazioni sui due principi dell’accadere psichico" e "L’interpretazione dei sogni". Bion svilupperà e in parte trasformerà i concetti freudiani soprattutto in "Apprendere dall’esperienza".
L’oscillazione dalla posizione schizoparanoide a quella depressiva (e viceversa) è uno dei fattori che contribuiscono a determinare il pensiero, poiché l’oscillazione PS < > D (unitamente alla relazione "contenitore-contenuto") va a costituire l’apparato per pensare. Il modello PS < > D è caratterizzato da reversibilità: il passaggio dalla frammentazione alla sintesi non avviene solo nella direzione della sintesi (D) tramite un fatto scelto, ma anche nella direzione opposta (PS), della dispersione. Nell’oscillazione PS < > D è implicita la presenza di emozioni. Nel movimento PS < > D è implicato un profondo cambiamento affettivo: una maggiore tolleranza al dubbio e alla frustrazione e la riduzione dell’onnipotenza. Disorganizzazione e organizzazione (anzi, il passaggio dall’una all’altra) sembrano essere dunque la vera polarità della psiche bioniana, più che la coppia freudiana conscio-inconscio o quella kleiniana mondo interno-mondo esterno.
Bion mette l’emozione al centro della genesi del pensiero. In questo modo il pensare non attiene ad un processo solo conoscitivo / teorico ma è conoscitivo ed emotivo al tempo stesso. L’emozione rimanda al movimento, al mutamento, al contatto, alla relazionalità, e soprattutto al legame. I legami che possono avvenire tra un contenuto che va alla ricerca di un contenitore sono emozioni: emozioni di L (amore), H (odio), K (conoscenza) oppure L, - H, - K. Le emozioni dunque contengono il significato delle relazioni stesse.
Il cambiamento catastrofico si pone al bivio tra una conformazione decisamente innovativa e la disgregazione "senza sapere con certezza se si sta crollando verso il basso o se si sta crollando verso l’alto" (Bion, Seminari brasiliani). La nozione di catastrofe potrebbe valere nei due sensi: il primo, come dissoluzione psicotica, come gruppo che ostacola la crescita del soggetto; il secondo come ristrutturazione che dà luogo ad un riassetto globale, avvicinando maggiormente alla verità. Questo avvicinamento alla verità, il trasformarsi in O, comporta comunque che il soggetto abbia da perdersi come soggetto e passare per l’indicibile, per la catastrofe. Il cambiamento catastrofico come punto di partenza di un’evoluzione, di crescita e di cambiamento si produce quando c’è una congiunzione costante di elementi e fatti osservabili tra un contenuto e un contenitore, che si articolano attorno a tre punti: la violenza, l’invarianza e la sovversione del sistema.
Bion introduce il concetto di sistema "protomentale" con cui si riferisce ad una matrice in cui il fisico e lo psicologico sono indifferenziati. Da questa matrice emergono gli stati emotivi distinti che, diversamente associati, corrispondono poi ai tre assunti di base (di Dipendenza, di Attacco e Fuga e di Accoppiamento). Ritroviamo la stessa "matrice" quando Bion successivamente parla degli elementi beta che vengono definiti appunto come la "primissima matrice dalla quale si può supporre che sorgano i pensieri". Le osservazioni sul funzionamento del gruppo in assunto di base permettono di fare delle analogie sul funzionamento mentale dei pazienti psicotici. In ambedue il linguaggio, non passando attraverso una forma di pensiero, non ha una funzione di comunicazione bensì è utilizzato come una forma di azione, di scarica. E per ambedue la nozione del tempo è estranea come è estranea la tolleranza alla frustrazione. Il suo modo originale di concepire il gruppo ha avuto un grande peso nello sviluppo del pensiero successivo. Infatti si ha la sensazione che questi modelli gruppali abbiano avuto nella mente di Bion un ruolo importante nella successiva evoluzione del suo pensiero, arricchendo la sua capacità di comprensione dei pazienti psicotici soprattutto per quanto riguarda l’analogia tra parti scisse e membri del gruppo (Analisi degli schizofrenici e metodo psicoanalitico).
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