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Omaggio a Meltzer e presentazione del libro "Seminari Veneziani".

Dr. Rodolfo Picciulin.

Questo incontro  vuole essere un omaggio ad un grande psicoanalista scomparso da poco, il 13 agosto di questo anno: il dott.Meltzer. Aveva 82 anni.
Il libro raccoglie sei  supervisioni  tenute a Venezia dal 1999 al 2002 nonché due  suoi seminari: quello sul tranfert negativo e Considerazioni attuali sull’autismo.
Nel primo,  Meltzer, mette in luce  la natura del  il transfert negativo inteso più come mancanza di transfert (o mancanza di una relazione emotivamente significativa)    piuttosto che, come erroneamente si  intende,  ostilità e mancanza di fiducia del paziente nei confronti del terapeuta. Esamina poi  il significato della noia che appare all’interno di una  relazione terapeutica caratterizzata dalla mancanza di interesse e di fantasia  dove le emozioni non trovano ospitalità.
Nel secondo seminario, considerazioni attuali sull’autismo, Melzer ci propone un un nuovo approccio terapeutico  (che si basa sull’osservazione immaginativa ) e che nasce dalla idea che i bambini autistici  siano portatori di una diversaforma di pensiero piuttosto  che affetti da disturbi del pensiero.
Il libro  contiene altresì alcuni  nostri contributi (dott.ssa Amione, Bertogna, Maruccia, Mozzon, Petrilli, Banon, Rossetti, Marquez, e mio,  che a partire dai materiali clinici presentati, ci permettono di avvicinare temi significativi del nostro tempo quali le problematiche presenti nel  mondo adolescenziale, un approccio al tema delle adozioni, sul lavoro di gruppo,  alcune riflessioni sulla creatività   e sui disturbi del pensiero, per citarne alcuni nonché, alla fine, una interessante conversazione con Selina Marsoni  Sella.
Gli appuntamenti che periodicamente -per ben 15anni-  abbiamo mantenuto con il dottor Meltzer  sono sempre stati  momenti  importanti,  attesi con impazienza:
cadenzavano l’anno (di solito uno all’inizio primavera l’altro in autunno) offrendoci   la sicurezza di una presenza   preziosa che alimentava costantemente il nostro  lavoro.
I seminari, le supervisioni e le discussioni dei casi clinici sono diventati  spazi di apprendimento e di ricerca: strumenti elettivi per confrontarsi,  a partire dalle  nostre pratiche quotidiane,  con un  sapere più consolidato.
Bion dice che la mente è alla ricerca della verità, ma per incontrare i diversi aspetti  della verità anche il “mistico”   ha   bisogno  del  gruppo:
così il nostro bisogno di conoscenza si coniugava con il piacere-necessità  di Meltzer di presentare- in pubblico-    le  nuove scoperte ed  idee che andava sviluppando; un dialogo  con noi  che  forse, gli permetteva di chiarire, come in una spirale, il suo pensiero. 
Ne nasceva un incontro fecondo e il più delle volte anche divertente.
Diceva  Meltzer: .In privato mi piace chiamarlo Oxford Atelier of psychoanalisis  una anti istituzione,fedele, spero, alla sua fonte di ispirazione, Socrate e la scuola di Atene.
Due anni fa lo  avevamo festeggiato a Barcellona, in occasione dei suoi 80anni:
Lì si erano dati appuntamento i numerosi gruppi di lavoro disseminati in 20 paesi, che si incontravano periodicamente con il dott. Meltzer.
In quella occasione, a Barcellona, ci parlò di quello  spazio misterioso che si crea tra analista e paziente (lo spazio mitologico della realtà psichica).
Della psicoanalisi diceva:
Il paziente scopre delle esperienze che non aveva mai fatto prima e le racconta allo psicoanalista; anche lo psicoanalista non le aveva mai avute prima queste esperienze e gli crede,  perché vuole credere che qualcosa succeda  in quello spazio.
Ma sapevamo  quello che sarebbe successo? La risposta è no. Non sapevamo quello che stavamo facendo: e l’analisi è così, bisogna aspettare la fine per vedere quello che è successo.
In un altro momento dirà - E se la psicoanalisi dovesse reclamare una qualsivoglia superiorità metodologica su altri mezzi di ricerca e di descrizione, lo potrebbe fare solo su questo punto,cioè sull’invenzione che Freud  ha fatto di un metodo per armonizzare l’unione con cui due menti  lavorano  insieme  (in senso non tecnico) nell’esplorare e descrivere se stesse,  l’una all’altra.
In questo senso non ci è difficile immaginare come la psicoanalisi tutta affondi le proprie radici nella prima relazione madre- bambino e come  questa  relazione rappresenti una sorta di primo “gruppo di lavoro” che  permette  la crescita di entrambi (madre e bambino)  e la nascita di qualcosa che solo con  il tempo si rivelerà ma  che non ci  dato conoscere a priori.
Per concludere
Keats, un poeta tanto amato da Bion quanto da Meltzer ci racconta  come la nostra salvezza si possa realizzare   attraverso tre grandi elementi che interagiscono tra loro:l’intelligenza, il cuore, il mondo.
Chiamo il mondo una scuola che ha lo scopo di insegnare a leggere ai bambini.
Chiamo il cuore umano il libro che si usa in quella scuola,
e chiamo bambino che impara a leggere, l’ANIMA, fatta da quella scuola e da quel libro.
Meltzer  grazie alle sue  capacità  immaginative e intuitive che  sfuggivano a chiunque altro era visto da molti come una persona di eccezionali doti intellettive e  i  suoi risultati professionali erano considerati il  frutto di quella intelligenza, racconta la figlia Meg nel Memoriale. 
Lui non era d’accordo. Era genuinamente convinto che l’esercizio della psicoanalisi non richieda una particolare intelligenza. Vedeva la psicoanalisi non come non come fare le cose ad altri ma piuttosto come uno stato di quiete in cui, se si riesce ad ascoltare con sufficiente tranquillità,    il miracolo dei propri genitori interni e tutta la conoscenza che contengono    si rivela da sé.

Gorizia, 12 novembre 2004.