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Omaggio a Meltzer e presentazione del libro "Seminari Veneziani".

Dr. Mauro Rossetti.

Quest’estate sono stato in Argentina e ho visitato il MALBA (Museo delle Arti Metropolitano), ho visto la mostra di un pittore poco conosciuto qui, ma famoso in America Latina. Si trattava di Victor Grippo che in una intervista disse: “Qualcuno tempo fa mi ha suggerito che non dovevo dipingere i due alberi che vedevo nel paesaggio, bensì ciò che si trovava in mezzo ai due alberi, che non si vedeva”. Questa frase mi ha colpito perchè mi ha fatto subito pensare quello che Meltzer ha significato per noi. Cercherò allora di parlare dell’insegnamento di D.Meltzer e del libro che riflette i suoi stimoli più recenti per il nostro pensiero.

Come Gruppo di studio Racker ci siamo  mossi in una cornice kleiniana (come spiegano con chiarezza Petrilli e Amione nella loro introduzione), ponendo l’accento sui fenomeni del transfert e del controtransfert.

Con Bion prima e con Meltzer poi si pone l’emozione alla base della formazione del pensiero e della personalità. Ciò che Meltzer recupera da Bion lo si potrebbe sintetizzare nella frase di ‘Att.e Int.’ (Cap.2) : “La ragione è schiava dell’emozione ed esiste per razionalizzare l’esperienza emotiva”.

Il mondo interno, abitato da oggetti interni (a partire dalla concretezza data da Mklein) viene visto come uno spazio tridimensionale in cui, negli oggetti di questo spazio, si proiettano frammenti della personalità. E’ ciò che darà la base agli sviluppi meltzeriani della concezione dell’ ‘identificazione proiettiva in un oggetto interno’.

Ricordo una mia paziente L.: Sogna che entrando a casa tutti gli animaletti le vengono attorno e lei li deve alimentare (due cani, un gatto e un maialino). Stranamente non litigano tra di loro, ognuno per sè. /  E’ una paziente che ha una strana vita di rapporti tutti separati tra loro, ma non riesce a farsi una vita soddisfacente e una famiglia che tanto desidera./ Ogni animaletto (oggetto parziale) è l’identificazione con un aspetto scisso del suo mondo interno, che si riflette nella sua vita di rapporti.

MKlein scrisse che le perturbazioni della personalità si potevano valutare in funzione del grado di frammentazione e secondo la distanza dove venivano proiettati questi frammenti.

Bion disse di essere sostanzialmente d’accordo con questa concezione, ma si propose di approfondirla ulteriormente. Bion pone in evidenza di più le difficoltà, la tolleranza, che una persona può avere con il contatto con la realtà, passaggio cruciale per l’avvio/ verso la crescita e una vita piena o, al contrario,/ verso la regressione e la patologia. Parte dallo scritto di Freud, ‘I due princìpi dell’accadere psichico’-1911, dove osserva che ci sono persone che possono sopportare il dolore e la frustrazione e altre che non ci riescono. Tutto ciò all’interno del discorso sul processo primario e secondario, la scelta della realtà (processo secondario) o dell’allucinazione (processo primario) provocata, appunto, dall’intolleranza verso la realtà.

Il rifiuto della realtà, continua Bion, porterà all’onnipotenza narcisistica e all’impoverimento della personalità (del mondo interno: oggetti, affetti, immaginazione, costruzione di pensieri): in altre parole della capacità di pensare (come sapete, per Bion pensare ha alla sua base la tolleranza della realtà e dei sentimenti).

Meltzer, come molto bene viene citato da Banon, pensa anche lui che l’emotività esprime “il cuore della vita della mente”, ma con la sua analisi del Conflitto Estetico (geniale contributo dell’autore ancora poco studiato –in questo libro troveremo un interessante che tocca questo tema della dssa.A.M.Maruccia), amplia questo concetto bioniano di difesa: il soggetto non solo si difende di fronte alla sofferenza, ma anche di fronte alla emozione (simile al latttante che si difende di fronte alla ‘bellezza del mondo’), perchè questa può suscitare turbolenze insopportabili (Qui il nostro pensiero non può non andare alle sofferenze dell’adolescenza).

 Senza la sopportabilità delle emozioni non può esserci crescita, maturazione, sviluppo. Prevalgono invece la passività, la dipendenza, l’inaridimento e la morte interiore (Banon).

Il libro, come voi potete constatare, ha vari sottotitoli: Transfert, Adolescenza, Disturbi del Pensiero, Mutamenti nel Metodo Psicoanalitico.  L’accento, il punto di partenza, sono materiali di pazienti adolescenti. La riunione di questi materiali per le supervisioni e la loro selezione per questo libro non è stata consapevole, ma penso che non è neanche un caso. Cercherò di spiegarmi meglio.

“Con la caduta della scissione ossessiva, rigida ed esagerata ... della struttura del periodo della latenza” (Meltzer,‘Stati sessuali della mente’- 1973), si passa dal periodo dell’ informazione/formazione (latenza) all’irruzione dell’ emotività. Questa forza dirompente è la caratteristica della ‘tempesta adolescenziale’ che, attraverso momenti di progressione/regressione porterà alla ricerca e consolidamento della propria identità.

E’ il periodo cruciale della vita che segnerà per sempre la nostra vita adulta.

 La maturazione del pensiero di Meltzer espresso negli ultimi anni nei suoi seminari non può che non partire ‘dall’origine’, ovvero dall’adolescenza. Siamo stati testimoni e partecipi di questo consolidamento del suo pensiero nello sviluppo delle supervisioni, insieme alle revisioni dei suoi propri concetti che propone in modo esplicito nei due seminari riportati: uno sul transfert negativo (che oggi ne parlerà Marquez) e l’altro sull’autismo.

Sull’adolescenza, oltre ai casi in supervisione nei seminari di Meltzer, ritornano con i loro saggi Roberto Banon e Giuliana Mozzon. Banon riprende il suggerimento del ‘flash-point’, la scoperta illuminante, la subitanea consapevolezza che cambia alla radice il proprio  panorama mentale, la consapevolezza di se stesso e del proprio ruolo nel nostro mondo, analizzando le vicende di un adolescente in un testo di Stevenson.

Giuliana Mozzon invece affronta la difficile tematica delle adozioni. Dal caso di Kary, della supervisione di Meltzer, riesce a spaziare nel campo della presa in carico dei bambini adottati, ponendo in evidenza tante delle difficoltà pratiche del campo e il pericolo, sempre incombente, di un ‘controtransfert preformato’ (è il caso di chiamarlo in questo modo!) da parte del terapeuta: un controtransfert basato più sul  “sentito dire”  che sulla propria esperienza con il singolo bambino o bambina in trattamento. A questo proposito, la dssa. Mozzon, recupera e ribadisce l’enfasi di Meltzer di non perdere mai nel nostro lavoro tutto ciò che può averci insegnato l’ ‘Infant Observation’.

Quando si parla di adolescenti non si può non parlare di gruppi. I gruppi per l’adolescente sono al contempo una regressione allo stadio preverbale e il punto di lancio verso una nuova individualità. I saggi di Picciulin e Bertogna, con la loro ricca esperienza nel campo delle tossidipendenze e problematiche giovanili e quello di Petrilli con gli Operatori di Strada, riescono a far tesoro e sviluppare gli insegnamenti di Meltzer in questo campo.  Meltzer parte naturalmente da Bion, i Gruppi di Lavoro e di Assunti di Base, e ci insegna come affrontare lo stato mentale di un gruppo o lo stato mentale di un singolo, vertici differenziati che non confondono l’interazione dei diversi piani.

Così, i ‘Mutamenti nel metodo psicoanalitico’; hanno a che vedere con questi vertici distinti che non cambiano il metodo, e puntano alla descrizione degli stati mentali del gruppo o del singolo paziente. In questo rapporto, ci insegna Meltzer (come mette di nuovo in evidenza Petrilli), non si cerca  un ‘perchè’ attraverso l’interpretazione; si cerca invece la verità dello stato mentale del paziente in una esplorazione fatta insieme. Da qui l’insistenza di Meltzer di non fidarsi tanto dell’interpretazione quanto nel descrivere al paziente lo stato mentale in cui vive, le emozioni in campo e lo stato delle sue funzioni mentali.

Picciulin e Bertogna citano (148) giustamente Meltzer quando dice:

"Ho lasciato da parte l’idea di 'capire' il paziente, così come altri concetti idealizzati come l’obbedienza, la lealtà e la fede” (che appartengono alla mentalità dei gruppi di AB). "La psicoanalisi non li richiede / e ciò che rimane sono i   sentimenti,  il pensiero, l’immaginazione".

Ma su questo tema, di per sè inesauribile nell’opera di Meltzer, ritorneremo più volte.

Sul tema del transfert e del controtransfert Selina Sella Marsoni descrive questa interazione nel presente della seduta e dell’intera relazione, relazione tra due soggetti che hanno una loro storia. Marquez riprende gli effetti della griglia negativa (Bion) nel rapporto tra paziente e terapeuta, ma sarà lui stesso oggi a sviluppare questo pensiero.

Il saggio della dssa. Maruccia, attraverso il tema “Temperatura e distanza” riprende la tematica del ‘conflitto estetico’ sviluppato negli ultimi 15 anni da Meltzer, ricercando radici e corrispondenze con gli insegnamenti di Bion, concludendo (p.51):

"Meltzer attribuisce al terapeuta il compito di attivare nella relazione i legami emotivi, solo la presenza e l’attivazione di questi può alimentare e promuovere il cambiamento. Ed è proprio mentre accade ciò che si ricercheranno le parole per dirlo, per fissare meglio l’esperienza. I sogni, le metafore affioreranno con la loro pregnanza, con la loro bellezza per offrire un momento di godimento e facilitare la simbolizzazione dell’esperienza emozionale" .... "Cosa resta di questa ‘lezione’ di Meltzer ...?  Il suo essere interessato, non solo agli aspetti metodologici, bensì ai processi emozionali trasformati, resi possibili dai protagonisti presenti e partecipi della scena".

E parlando della ‘scena’, quando stiamo trattando le problematiche del transfert e del controtransfert, siamo portati a non posticipare un tema molto caro a Meltzer. Perchè questo enfasi nelle problematiche del transfert? Per Meltzer è sempre presente il pericolo che si perda di vista la problematica dell’ Edipo e che il rapporto terapeutico perda la sua specificità psicoanalitica. Meltzer ha sempre legato l’Edipo al sado-masochismo, la cui sostanza consiste nell’attacco ai bambini non nati. La violenza è diretta contro l’unione, il rapporto dei genitori e il loro frutto: un nuovo bambino. Tutto ciò, che forma parte della struttura degli stati mentali, si può analizzare unicamente durante le separazioni (Fine settimana, vacanze, fine delle sedute, il prossimo paziente, etc.) perchè saranno quelli i momenti che i genitori analitici si rapportano tra loro, in assenza del bambino. Senza la centralità dell’attenzione nel transfert e nel controtransfert l’analisi di queste dinamiche può solo ridursi a quello che Bion si riferiva del  ‘parlare a proposito di’  invece di fare psicoanalisi. 

La centralità dell’attenzione che Meltzer ci ha trasmesso è sugli Stati Mentali, unico punto di riferimento psicoanalitico e unico modo per recepire il dolore mentale. A questo si collega la terza parte del libro: i Disturbi del Pensiero.

Il linguaggio serve per comunicare un'esperienza o nasconderla, trasmettere uno stato d’animo o per impedirlo. Bion mette in risalto una difficoltà radicata nella psicoanalisi: l’analista deve usare un linguaggio basato sul mondo dei sensi, che ha come coordinate lo spazio e il tempo, per parlare di un campo dove tempo e spazio non esistono. E' per questa ragione che Meltzer insiste tanto, nelle sue supervisioni, sulla 'musicalità' nella relazione terapeutica.

Ma il linguaggio è al servizio della verità / o della bugia. La bugia (veleno della mente, come la chiama Bion) è un segno di forte disturbo psichico, come si può notare palesemente nelle situazioni di rivalità e di ostilità nei gruppi di AB, che Meltzer descriverà come vissuto interno, come ideologia prevalente, del soggetto rinchiuso nel Claustrum anale.

Le ricerche sui disturbi del pensiero Meltzer li aveva trattati nella descrizione del Claustrum, nella griglia negativa nelle situazioni di non-transfert, che citavo prima, con il concetto di Transfert Preformato, con lo sviluppo del concetto di allucinosi di Bion, e con tanti altri spunti che è difficile oggi enumerare.

Nel mio scritto ho voluto continuare a pensare un fenomeno che, nella supervisione, Meltzer estrae da problemi apparentemente tecnici, ma che invece hanno un considerevole sfondo teorico, specie nei collegamenti con il pensiero di Bion: il parafrasare del paziente nella seduta analitica.  Sintomo anch’esso di forte disturbo mentale.

Si tratta della tendenza di alcuni pazienti a parafrasare le interpretazioni dell’analista come modo di togliere qualsiasi significato dirompente alle interpretazioni stesse. E' un segno di come questi pazienti hanno costruito fin da piccoli un oggetto che permetta loro di non pensare per evitare la curiosità e la verità. Siamo nel caso che Bion descrive come inversione della funzione alfa, che per Meltzer si produce all’interno del Transfert Preformato della vita nel Claustrum.

E’ difficile oggi per me sintetizzare in poche parole ciò che Meltzer ci ha insegnato.

Intanto ci ha "formato" in una crescita sostanziale tanto personale quanto professionale, formazione basata sulla nostra Assoluta Libertà di guidare i nostri propri processi.

    Tra tante cose ci ha insegnato:

  • A capire ciò che Freud scrisse una volta a Lou A.Salomè: “Devo cercare di rendermi cieco artificialmente per poter concentrare tutta la luce in un punto scuro”.
  • Ad essere noi stessi con il paziente. (Non il trattare ‘a proposito di’-Bion).
  • A osservare e saper attendere.
  • A sopportare le burrasche del transfert ('soffrire in silenzio').
  • A distinguere i vertici senza confondere i piani, ma concentrandoci sugli ‘stati mentali’.
  • Ad avere un atteggiamento ricettivo, ma combattivo e non passivo.
  • A non perdere mai la speranza nel metodo ('Il più straordinario dei rapporti', dice Meltzer).
  • A non perdere mai la speranza col paziente.

Venezia, novembre, 2004.